Fascicolo sanitario elettronico e la scadenza del 31 marzo, cosa cambia

Prosegue il cammino del Fascicolo sanitario elettronico (Fse) che sarà il cardine della nuova sanità digitale del Paese. Tra pochi giorni, il 31 marzo, è prevista la scadenza per le strutture sanitarie pubbliche e private (convenzionate e non, ma anche gli studi degli specialisti) chiamate ad adeguarsi al nuovo modello di trasmissione dei dati per alimentare il Fse.  

Il Fse è “il punto di accesso ai dati e documenti digitali di tipo sanitario e socio-sanitario generati da eventi clinici riguardanti l’assistito, attraverso il quale – spiega il ministero della Salute sul sito dedicato proprio al Fascicolo sanitario elettronico – il cittadino può consultare i propri dati e documenti sanitari e condividerli con i professionisti sanitari per garantire la continuità di cura per un servizio più efficace ed efficiente”.  

Per ottenere questo obiettivo le strutture sanitarie devono condividere un modello e un ‘linguaggio’ comuni e dovranno anche inviare il referto entro 5 giorni dalla prestazione erogata al cittadino-paziente. Un ecosistema dei dati, già peraltro attivo, che permetterà ai professionisti sanitari, ad esempio nel caso di accesso in un pronto soccoro sul territorio nazionale, di conoscere la storia clinica del paziente.  

Quasi 1 italiano su 3 (27%) – secondo i dati del ministero della Salute – ha usato il Fascicolo sanitario elettronico tra luglio e settembre 2025, con punte del 64% per l’Emila Romgna e del 66% per il Veneto, ma anche con il 3% della Sicilia. Mentre in totale sono oltre 6,4 milioni i cittadini che hanno effettuato un accesso e 23 milioni i cittadini per cui è stato pubblicato un documento. Rimane ancora basso, 44%, il numero di italiani che hanno espresso il consenso alla consultazione dei proprio documenti. Dato importante è quello dei medici di famiglia e pediatri di libera scelta che sono entrati nel fasciolo: 95,2%.  

Particolare importanza riveste il Profilo sanitario sintetico (Pss), anche detto Patient Summary, che è il documento socio-sanitario informatico redatto e aggiornato dal medico di base o dal pediatra di libera scelta che riassume le principali evidenze della storia clinica dell’assistito e la sua situazione corrente conosciuta. La finalità del Pss è quella di “favorire la continuità di cura, permettendo un rapido inquadramento dell’assistito al momento del contatto con i servizi sanitari”, sottolineano gli esperti.  

L’assistito può accedere al proprio Fse con la sua identità digitale (Spid, Cie, Ts-Cns) per consultare la propria documentazione e decidere se dare il consenso alla consultazione al personale sanitario. L’assistito potrà, in qualunque momento, modificare le indicazioni in merito a chi può consultare il proprio Fse e a cosa può essere consultato, senza alcuna conseguenza per l’erogazione delle prestazioni fornite dal Ssn e dai servizi socio‐sanitari. La revoca del consenso per la consultazione dei dati e dei documenti presenti nel Fse disabilita l’accesso ai dati e ai documenti per i professionisti sanitari e socio‐sanitari precedentemente autorizzati che, solo in caso di nuova e successiva prestazione del consenso da parte dell’assistito, verranno riabilitati e potranno nuovamente consultare la documentazione. L’assistito può, in qualunque momento, visualizzare i diversi soggetti che hanno avuto accesso al proprio Fse, sia per attività di consultazione che di alimentazione. 

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webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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