Inchiesta arbitri, legale Rocchi: “Potrebbe non presentarsi a interrogatorio”. Bufera su Inter-Roma

L’inchiesta arbitri che sta scuotendo la Serie A è a un bivio. Giovedì 30 aprile è previsto l’interrogatorio dell’ex designatore Gianluca Rocchi, autosospesosi dall’incarico dopo aver ricevuto un avviso di garanzia dalla Procura di Milano, che l’ha iscritto al registro degli indagati, insieme al supervisore Var Andrea Gervasoni e altri esponenti del mondo arbitrale, per concorso in frode sportiva. Ma non è certo che Rocchi si presenterà davanti ai pm, mentre scoppia una nuova bufera riguardo il mancato rigore concesso all’Inter durante la sfida con la Roma della scorsa stagione. 

L’accusa è di aver fatto pressioni dirette su alcuni arbitri a Lissone, impegnati in sala Var, e di aver designato direttori di gara “graditi all’Inter”. Sul tavolo ci sono alcune partite della stagione 2024/25, ma l’elenco è destinato ad allungarsi così come gli indagati, tra cui però non figurano al momento né l’Inter né dirigenti nerazzurri. 

 

Gianluca Rocchi potrebbe non presentarsi all’interrogatorio di giovedì. A confermarlo è stato l’avvocato Antonio D’Avirro, legale dell’ormai ex designatore: “Decidiamo domani se andare dal pm, non presentarsi resta un’ipotesi valida”, ha rivelato a Radio CRC, “concorso? Siamo nell’oscurità degli elementi. Contestazione di frode pesante, Rocchi molto colpito. Caso Paterna? È stata rispettata la lealtà sportiva: rigore solare”, ha detto in riferimento al contestato episodio di Udinese-Parma, quando secondo l’accusa Rocchi avrebbe fatto pressioni sulla sala Var. 

“Domani decideremo come rispondere all’invito a comparire per il 30 aprile: se andare oppure avvalerci della facoltà di non rispondere”, ha ribadito D’Avirro, “non conosciamo i dettagli dell’accusa di concorso in frode sportiva, siamo in una situazione di oscurità totale. Gli elementi di accusa li ignoriamo, non ci sono noti, ecco perché stiamo valutando che iniziativa prendere. Non presentarsi può essere un’ipotesi valida, devo confrontarmi oggi con il cliente e domani prenderemo una decisione e rilasceremo un comunicato. Quando vedrò gli atti, saprò rendermi conto di come sono andate le cose. Non faccio ipotesi, aspetto che mi vengano depositati gli atti e poi difenderò il mio cliente”.”. 

“Come sta Rocchi? Bene non sta, si trova coinvolto in una tempesta. Nonostante sia una persona forte e capace, la contestazione di frode sportiva è pesante e quindi lui è molto colpito, ha detto il legale, “sul caso Paterna, il tema non è tanto se sia stato Rocchi o meno, ma se effettivamente si concretizzi la circostanza di frode sportiva”.  

“Chi è intervenuto ha corretto un errore in cui stava si incorrendo, perché è pacifico che quello fosse rigore: quindi colui che è intervenuto, anziché alterare il risultato della gara, che è la finalità che caratterizza il reato di frode sportiva, ha evitato che il risultato della gara venisse alterato, ha corretto un errore. È stata rispettata la lealtà sportiva, perché è chiaro che fosse un rigore clamoroso e plateale. Chi è intervenuto ha evitato che la gara venisse alterata”, ha concluso D’Avirra. 

 

Intanto arrivano nuove accuse. I riflettori si sono infatti accesi su uno degli episodi più contestati dello scorso campionato: il mancato rigore concesso all’Inter nella sfida contro la Roma nonostante un’evidente trattenuta di Ndicka su Bisseck. Anche se al momento il match di San Siro non fa parte delle partite citate nell’inchiesta, Repubblica riporta una testimonianza su un presunto dialogo ‘sospetto’ in sala Var. 

Durante il check del Var sul contatto Ndicka-Bisseck infatti, il Var Di Bello avrebbe risposto “fatti i fatti tuoi” all’assistente Var Marco Piccinini, che indicava l’evidente fallo sul difensore nerazzurro. Il tutto, secondo la testimonianza, sarebbe avvenuto su indicazione diretta del supervisore Andrea Gervasoni, anche lui indagato e autosospesosi. 

 

Al centro dell’inchiesta, che in molti hanno già definito una “nuova Calciopoli”, ci sono al momento soltanto esponenti del mondo arbitrale. Il primo a ricevere avviso di garanzia è stato, come detto, il designatore Gianluca Rocchi, che ha poi deciso di autosospendersi dal suo incarico, seguito dal supervisore Var, anch’egli autosospesosi, Andrea Gervasoni. 

A loro si sono aggiunti l’assistente Daniele Paterna, al centro della bufera per un rigore prima negato e poi concesso, secondo l’accusa dopo pressione diretta di Rocchi, in Udinese-Parma, e altri due assistenti alla sala Var, ovvero Rodolfo Di Vuolo e Luigi Nasca. Il sospetto, in ogni caso, è che altri assistenti Var siano indagati, ma al momento resta un mistero l’identità, così come resta il giallo sulle persone “in concorso” che avrebbero, secondo i capi d’imputazione, contribuito ad alcune designazioni arbitrali ‘pilotate’ di fischietti che sarebbero stati graditi all’Inter. 

 

Per l’accusa Rocchi avrebbe combinato, con altri soggetti al momento non precisati, la designazione dell’arbitro Andrea Colombo (gradito all’Inter, a dire di chi indaga) per la partita Bologna-Inter dell’aprile 2025, vinta dai rossoblù 1-0. Altrettanto avrebbe fatto con la designazione del direttore di gara Daniele Doveri per la semifinale di Coppa Italia tra Milan e Inter, in modo da evitare per l’eventuale finale e per le partite successive di campionato la designazione dello stesso arbitro, ritenuto in questo caso poco gradito ai nerazzurri. 

Inoltre, come detto, in occasione della partita Udinese-Parma del primo marzo 2025 avrebbe violato il protocollo Var, che prevede l’autonomia delle sale di Lissone, bussando e inducendo la chiamata all’On field review dell’arbitro Fabio Maresca ai fini dell’assegnazione del rigore all’Udinese. Sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti ci sarebbero inoltre presunte pressioni sul Var in occasione di alcune partite, Inter-Verona della stagione 2023-24 (quella della gomitata di Bastoni a Duda, ndr) e Udinese-Parma dello stesso campionato. Tra le carte della Procura non ci sarebbero invece partite legate alla stagione in corso. 

Andrea Gervasoni, supervisore Var, è indagato sempre per frode sportiva perché durante il match Salernitana-Modena (8 marzo 2025) avrebbe fatto pressione sull’addetto Var Luigi Nasca. Nasca compare anche in un altro episodio (insieme a Rodolfo Di Vuolo) cioè in Inter-Verona del 6 gennaio 2024, partita caratterizzata dalla presunta gomitata del nerazzuro Bastoni a Duda e dal mancato fischio del direttore di gara. Paterna, invece, era Var in una delle partite che compaiono nell’avviso di garanzia mandato a Rocchi: Udinese-Parma. 

 

Sulla questione è intervenuto anche il presidente dell’Inter Giuseppe Marotta: “Noi non abbiamo arbitri graditi o non graditi”, ha detto ieri il numero uno del club nerazzurro a Sky Sport, prima della partita di campionato contro il Torino, “sappiamo di aver agito nella massima correttezza, questo è il dato più importante che deve tranquillizzare tutti”. Sotto i riflettori, c’è anche un presunto incontro sugli arbitri graditi e sgraditi all’Inter. 

“Nella scorsa annata, non lo dico per lamentarmi, abbiamo oggettivamente avuto decisioni avverse anche acclarate, mi riferisco ad esempio al rigore di Inter-Roma. Sono tranquillo, siamo estranei e lo saremo in futuro. Se ci aspettatiamo che qualcuno venga ascoltato? Sono stato molto chiaro, non ho nulla da aggiungere”. 

 

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