Medicina in Albania cresce, 500 nuovi studenti l’anno e sinergia con l’Italia sulla One Health

“In Albania la professione medica è particolarmente ambita. Ogni anno la Facoltà di Medicina di Tirana accoglie circa 500 nuovi studenti, che rappresentano il numero massimo sostenibile in base alle risorse disponibili, tra docenti e strutture. Solo 5 anni fa gli iscritti erano circa 260 all’anno: l’aumento è stato necessario per rispondere al fabbisogno crescente di medici nel nostro sistema sanitario nazionale. Nel complesso, considerando tutti i 6 anni di corso, gli studenti iscritti al programma di Medicina generale sono circa 3.000. Si tratta del percorso più richiesto all’interno dell’offerta formativa”. Lo ha detto Xheladin Draçini, rettore dell’università di Medicina di Tirana, in occasione della firma di un protocollo di intesa con l’università Politecnica delle Marche, che contribuirà a promuovere progettualità condivise e a rafforzare la collaborazione tra i due atenei in ottica One Health. 

L’accordo è stato siglato a Tirana lo scorso 24 aprile alla presenza di Rossana Berardi, professore ordinario di Oncologia all’università Politecnica delle Marche e presidente di One Health Foundation, che ha portato il documento già sottoscritto dal rettore Enrico Quagliarini. “Per sostenere questo impegno formativo – ha spiegato Draçini – le collaborazioni internazionali giocano un ruolo fondamentale, contribuendo a migliorare la qualità della didattica e a condividere competenze. Parallelamente, il Governo albanese ha messo in campo strategie per trattenere i giovani professionisti nel Paese. Dopo la laurea, i medici hanno infatti la possibilità – ma anche l’obbligo – di lavorare per un periodo compreso tra 1 e 3 anni nelle strutture del Servizio sanitario nazionale. A questo si affianca un sistema di 36 scuole di specializzazione collegate all’università di Medicina, che permette di proseguire il percorso formativo”. 

“Per noi le università italiane rappresentano un partner fondamentale nelle collaborazioni con le università straniere. Questo anche per una ragione molto semplice: una parte significativa dei nostri docenti si è formata proprio in Italia – ha ricordato Draçini – Ciò facilita enormemente il dialogo perché condividiamo un contesto culturale simile, un approccio comune e, spesso, anche problematiche analoghe, in particolare nel campo della salute”.  

Per il rettore, “resta però una sfida importante: colmare la distanza tra conoscenza e comportamento. Sappiamo tutti – ha sottolineato – che il tabacco è dannoso, eppure il suo consumo resta diffuso. Proprio per affrontare queste contraddizioni, la nostra università ha sviluppato un polo di salute pubblica di grande rilievo, in stretta collaborazione con l’Istituto di sanità pubblica dell’Albania. Questo ci permette non solo di fare informazione, ma anche di raccogliere dati e studiare i comportamenti che incidono negativamente sulla salute. In questo contesto, esistono ampie possibilità di sviluppare progetti comuni, anche a distanza, da realizzare contemporaneamente in Albania e in Italia, favorendo lo scambio di studenti e docenti. Si tratta di collaborazioni che possono essere attivate rapidamente e senza particolari ostacoli. Anzi, riteniamo che queste esperienze possano essere molto utili anche per gli studenti italiani, offrendo loro l’opportunità di confrontarsi con problematiche di salute pubblica diverse da quelle che incontrerebbero nel proprio Paese, e quindi di arricchire il proprio percorso formativo”.  

“A 1 anno dalla precedente missione, la ‘Nave della salute’ di One Health Foundation è tornata a Tirana, confermandosi non solo come progetto sanitario, ma anche come esperienza di cooperazione accademica e culturale – ha evidenziato Berardi – Un’iniziativa che unisce assistenza, formazione e ricerca, e che vede coinvolte università e istituzioni di diversi Paesi. Come One Health Foundation abbiamo stretto un accordo con FederCusi, la Federazione dei Cus, Centri universitari sportivi in Italia, e auspicabilmente potremo sottoscriverne anche un altro a livello europeo. Il nostro obiettivo è formare gli ‘ambasciatori della salute’, giovani che possano parlare ai giovani, giovani studenti di Medicina che adottano buone pratiche, pratiche sportive, stili di vita sani”.  

La visita della delegazione della ‘Nave della salute’ nella sede dell’ateneo di Tirana è coincisa con il secondo congresso delle scienze della salute, un’occasione per ribadire un cambio di prospettiva: non più solo medicina intesa come cura della malattia, ma salute come bene da preservare e promuovere. Un approccio che si inserisce nella visione One Health, in cui la salute umana è strettamente legata a quella dell’ambiente e del pianeta. “Non possiamo pensare alla medicina solo in termini di ospedali e patologie – hanno concluso Draçini e Berardi – ma dobbiamo guardare alla salute in senso più ampio, come equilibrio tra uomo, ambiente e società”. 

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webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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