Melanoma uveale metastatico: “Tebentafusp raddoppia sopravvivenza a 5 anni”

In pazienti con melanoma uveale non resecabile o metastatico (mUm) – una malattia con prognosi infausta e storicamente associata a un tasso di sopravvivenza compreso tra <5 e 5 anni – tebentafusp ha raddoppiato la probabilità di sopravvivenza a 5 anni con un tasso di sopravvivenza globale (Os) del 16% nel braccio tebentafusp rispetto all'8% nel braccio di controllo. Questi risultati, relativi allo studio prospettico randomizzato di fase 3, sono stati presentati da Immunocore Holdings in una oral session al Congresso 2026 dell'American Association for Cancer Research (Aacr), in corso a San Diego (Usa). E' il follow-up più lungo mai riportato per un T-cell engager in un tumore solido, sottolinea l'azienda in una nota. 

Nello studio – si legge – 378 pazienti sono stati randomizzati a tebentafusp (252) o alla scelta dell’investigator (126, 82% pembrolizumab). La sopravvivenza globale mediana (Os) è stata di 21,6 mesi con tebentafusp, rispetto a 16,9 mesi con la scelta dell’investigatore (Ic). A livello statistico, le curve di sopravvivenza di Kaplan-Meier si sono separate precocemente e sono rimaste distinte nel tempo, confermando la durata del beneficio anche con un follow-up prolungato. 

“Questi importanti risultati ci permettono, per la prima volta, di parlare con fiducia ai pazienti della possibilità di una sopravvivenza a lungo termine – afferma Paul Nathan, professore, oncologo medico presso il Mount Vernon Cancer Centre, Regno Unito – Prima di tebentafusp, queste prospettive erano impensabili per i pazienti con melanoma uveale metastatico”. Aggiunge Mohammed Dar, Chief Medical Officer di Immunocore: “Questi dati sulla sopravvivenza globale a lungo termine confermano ulteriormente tebentafusp come standard di cura di prima linea per i pazienti Hla-A*02:01 positivi con melanoma uveale metastatico. Il beneficio in termini di sopravvivenza era evidente anche nei pazienti con noti fattori prognostici sfavorevoli, inclusi i pazienti con tumori di grandi dimensioni e malattia extraepatica”. 

I dati – prosegue la nota – hanno confermato che il beneficio in termini di Os era dovuto principalmente a tebentafusp piuttosto che alle terapie successive. Dei pazienti trattati con tebentafusp ancora in vita a 5 anni, quasi la metà (44%) aveva ricevuto soltanto tebentafusp, mentre l’86% dei pazienti vivi nello stesso intervallo temporale nel braccio di controllo lo aveva ricevuto successivamente. Il beneficio in termini di sopravvivenza globale con tebentafusp è stato osservato indipendentemente dai fattori prognostici sfavorevoli noti al basale (elevato burden tumorale [≥10 cm]; livelli elevati di Ldh) o dalla localizzazione del tumore (solo epatica, epatica ed extraepatica). Il beneficio in Os è stato osservato anche nei pazienti con miglior risposta pari a progressione di malattia, inclusi quelli con un aumento della crescita tumorale superiore al 20%. 

Un numero maggiore di pazienti ha continuato il trattamento oltre la progressione tumorale nel braccio tebentafusp rispetto al braccio di controllo (57% vs 25%), nonostante lo studio consentisse questa opzione in entrambi i gruppi. I pazienti trattati con tebentafusp hanno ottenuto un tasso di riduzione tumorale quasi 7 volte superiore con il proseguimento del trattamento oltre la progressione iniziale rispetto ai pazienti nel gruppo di controllo (27% vs 4%). Inoltre, i pazienti che hanno proseguito il trattamento con tebentafusp oltre la progressione tumorale hanno evidenziato una sopravvivenza post-progressione più lunga rispetto a coloro che hanno interrotto il trattamento, anche dopo aver considerato le differenze nelle caratteristiche dei pazienti.  

Nei pazienti trattati con tebentafusp, una maggiore sopravvivenza globale è risultata associata a ctDna non rilevabile al basale o a una riduzione del ctDna ≥50% alla settimana 9. Tra i 21 pazienti valutabili per Dna sopravvissuti ≥5 anni, il 71% presentava ctDna non rilevabile al basale e il 29% aveva ottenuto la clearance del ctDna entro la settimana 9. Riduzioni profonde del ctDna sono state osservate in tutte le categorie Recist. La risposta molecolare precoce del ctDna continua a dimostrarsi un indicatore più sensibile dell’attività di tebentafusp rispetto alle misurazioni radiografiche. 

salute

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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