Prurito, da sintomo banale a spia problemi pelle: tutte le cause e le cure più innovative

Fastidioso, persistente, talvolta insopportabile: il prurito è uno dei sintomi più diffusi nella popolazione generale e, nelle forme croniche, può incidere sulla qualità della vita in modo paragonabile al dolore cronico. La sua storia è antica: una delle teorie sull’origine del bastone di Asclepio, simbolo universale delle arti mediche, è legata proprio al trattamento della dracunculiasi, infezione parassitaria che provoca eruzioni intensamente pruriginose. Il trattamento tradizionale consisteva nel posizionare il bastone nella sede dell’eruzione pruriginosa, dalla quale fuoriusciva il verme che veniva lentamente avvolto sul bastone. 

Oggi il prurito “non è solo un disturbo cutaneo, ma una condizione complessa che può nascondere patologie sistemiche, influenzare profondamente il benessere psicologico e richiedere un approccio clinico altamente specializzato. Una sfida clinica articolata che vede il dermatologo in prima linea per identificare le cause e ottimizzare il trattamento”. L’importanza del prurito e le più moderne terapie per ridurne gli effetti sono al centro del 99.esimo congresso nazionale della Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse (Sidemast) dal titolo ‘Innovazione e Ricerca: il Futuro della Dermatologia’, organizzato al Palacongressi di Rimini. Una edizione che quest’anno pone l’attenzione sulla medicina di precisione in dermatologia. 

L’idea di fondo è trasformare un sintomo spesso sottovalutato in una priorità clinica da affrontare con strumenti sempre più avanzati e personalizzati. Anche perché non esiste un prurito identico per tutti: a parità di diagnosi, pazienti diversi possono infatti presentare meccanismi biologici differenti, condizionati da variabili come età, sesso, comorbilità, terapie concomitanti e caratteristiche genetiche, e conseguenze fisiche e psicologiche diverse. “In dermatologia stiamo assistendo a un vero cambio di paradigma: non trattiamo più solo il sintomo, ma il paziente nella sua specificità biologica – sottolinea il Paolo Amerio, professore ordinario di Dermatologia e Venereologia, Clinica Dermatologica dell’Università ‘G. d’Annunzio’ di Chieti-Pescara e presidente del 99.esimo congresso nazionale Sidemast –. La medicina di precisione ci consente di individuare i meccanismi alla base del prurito e di intervenire con terapie sempre più mirate ed efficaci”. 

 

Oggi sappiamo che il prurito cronico non è solo un sintomo fisico. “Il prurito non colpisce solo la pelle, ma l’intera sfera emotiva e relazionale della persona – spiega il Roberto Maglie del dipartimento di scienza della salute, Sezione di Dermatologia, Università degli studi di Firenze –. Può favorire ansia e depressione in circa il 20% dei pazienti, compromettere il sonno nel 60% dei casi e generare un forte disagio psicosociale, fino a fenomeni di stigmatizzazione e isolamento, poiché richiama nell’immaginario collettivo un’idea di contagio. Un circolo vizioso amplifica il distress psicologico e peggiora ulteriormente la qualità della vita e rende ancora più complessa la gestione clinica”. 

Le cause del prurito sono numerose ed eterogenee. “Il prurito – ricorda Sidemast – rappresenta il sintomo principale della maggior parte delle malattie infiammatorie croniche della pelle, come psoriasi e dermatite atopica, ed è presente anche in malattie parassitarie come la scabbia. Tuttavia, è frequentemente associato anche a patologie sistemiche: malattie ematologiche come linfomi e policitemia vera, insufficienza epatica e renale. Può talora rappresentare una vera e propria emergenza medica, come nel caso del prurito colestatico della gravidanza, che può compromettere l’andamento della gravidanza e la sopravvivenza del feto. Non sempre, però, la causa è organica. Il prurito può riflettere un disagio psicologico (prurito psicogeno) oppure, nonostante indagini approfondite, rimanere senza una causa identificabile, configurando il cosiddetto ‘chronic pruritus of unknown origin'”. “Proprio per la molteplicità delle cause, l’approccio clinico, diagnostico e successivamente terapeutico al paziente con prurito cronico può essere complesso – sottolinea Paolo Amerio – imponendo al dermatologo, il principale specialista di riferimento, una solida conoscenza della medicina interna”.  

La ricerca ha compiuto passi avanti significativi nella comprensione dei meccanismi fisiopatologici. Oltre all’istamina, considerata fino a poco tempo fa la principale responsabile del prurito, altri mediatori infiammatori prodotti dall’organismo – i cosiddetti ‘pruritogeni’ – sono stati identificati in numerose malattie infiammatorie croniche come la dermatite atopica, psoriasi e altre malattie sistemiche. “Questi mediatori infiammatori interagiscono con cellule immunitarie, cellule cutanee e reti neuronali, che coinvolgono sia il sistema nervoso periferico che quello centrale, producendo la caratteristica risposta del grattamento – spiega Amerio –. Le recenti scoperte hanno aperto la strada a terapie innovative e mirate, capaci di agire su specifiche molecole come le interleuchine 4 e 31, con benefici rapidi sia sull’infiammazione cutanea sia sul prurito, talvolta nell’arco di poche ore”. 

Progressi importanti riguardano anche forme non legate a malattie cutanee. “Paradigmatica la notalgia parestetica, una patologia pruriginosa localizzata a livello del dorso associata a disordini posturali della colonna vertebrale, o l’insufficienza renale cronica (il prurito uremico). In queste condizioni il prurito sembra essere mediato da particolari molecole chiamati recettori degli oppioidi, che possono oggi essere bloccati grazie all’utilizzo di farmaci mirati”, aggiunge Maglie. 

La ricerca più recente ha dimostrato come all’interno di una stessa patologia possano attivarsi vie di segnalazione nettamente diverse. “Un esempio è la prurigo nodulare – chiarisce Amerio – una patologia caratterizzata dalla comparsa di noduli escoriati a livello del dorso, tronco, arti e che si accompagna ad un prurito intenso ed invalidante. Uno studio ha dimostrato che sebbene la patologia si presenti sempre con lo stesso aspetto clinico, alcuni pazienti presentino un profilo molecolare simile e una associazione specifica con la dermatite atopica, mentre altri sembrano avere un profilo infiammatorio meno attivo e una associazione specifica con patologie della colonna vertebrale. Riconoscere queste differenze, significa poter scegliere terapie più mirate, efficaci, evitando trattamenti inutili e riducendo anche i costi per il sistema sanitario e per i pazienti stessi”. 

La prospettiva futura è identificare, anche attraverso un semplice esame del sangue, il meccanismo specifico alla base del prurito in ogni paziente così da selezionare direttamente il trattamento più appropriato, aumentando l’efficacia e riducendo gli effetti collaterali. 

“In futuro saremo in grado di profilare ogni paziente e scegliere fin da subito la terapia più adatta – concludono Amerio e Maglie – è questa la direzione della dermatologia moderna: rendere un sintomo frequentemente sottostimato una priorità clinica, da gestire con strumenti sempre più evoluti e su misura”. 

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