Violante spiega la Costituzione a Bellamà: “Grato alla generazione Zeta, non merita risposte banali”

La Costituzione in tv e alla portata di tutti. Luciano Violante, ex presidente della Camera ed ex magistrato, parlamentare dal 1979 al 2008 prima del Pci, poi del Pds e dei Ds e quindi del Pd, farà il bis da ospite fisso al programma di Pierluigi Diaco Bellamà su Rai2, in cui dallo scorso settembre ha proposto ogni venerdì lezioni di educazione civica alle due generazioni protagoniste dello show: boomer e giovani Z. “Mi hanno chiesto di continuare dal prossimo settembre ed ho accettato”, nonostante ogni intervento “richieda un giorno e mezzo” di lavoro per ‘tradurre’ concetti complessi “in espressioni giuste e semplici”, racconta Violante all’Adnkronos. “Credo che la Rai in quanto servizio pubblico debba contribuire con programmi come questo alla formazione civile del Paese, delle nuove generazioni. La tv non deve essere solo divertimento. Programmi come quelli di Augias o Angela non annoiano ma interessano, eppure sono poco presenti. Ne servirebbero di più”.  

Che cosa l’ha convinta a replicare nella prossima stagione?
 

“Aggiungo questo agli altri impegni perché io stesso ho da imparare. Sono grato per questa esperienza, perché ho capito molte cose. Sono rimasto molto colpito. E lo dico nonostante sia abituato ad andare nelle scuole e da decenni insegni all’università e sebbene la sintassi di noi boomer sia diversa da quella dei ragazzi”.  

In ogni puntata al centro della lezione lei ha trattato di un valore fondante la Costituzione, qual è quello che ha interessato maggiormente la Generazione Z?  

“Il dovere, che è più importante del diritto. Quando ne ho parlato ho percepito un momento di incertezza… allora ho spiegato che se nessuno sta alla regola non posso esercitare i miei diritti e quindi il dovere è il collante di comunità pensanti, di comunità civili. Peraltro, tra i doveri dei boomer c’è quello di capire di più questa giovane generazione, di essere all’altezza dei loro bisogni e delle loro aspettative. Noi spesso non lo siamo, è difficile far scattare in loro la scintilla, però bisogna provarci”. 

Come?
 

“Non dando risposte banali alle loro domande”.  

Cosa l’ha colpita di questi ragazzi?
 

“Il senso di difficoltà unito alla curiosità; il voler capire le ragioni di ciò che accade. Il perché: perché il bullismo, perché la guerra, perché Trump si veste da angelo, perché il voto popolare non decide necessariamente sulla base del migliore… Vogliono risalire alle ragioni dell’esistente, alle ragioni delle cose. Alle ragioni che ignorano. E’ la verginità che li porta a domandare. Mentre i boomer si chiedono il ‘come mai’, che è il ragionevole, il non doveva accadere, quindi come mai è accaduto”.  

Quella della Generazione Z è quindi una verginità strategica all’individuazione di una grammatica di valori?
 

“Da quello che vedo sì, non c’è differenza fra quel gruppo di ragazzi ospiti di Bellamà e quelli che incontro nelle scuole, e questo vuol dire che è un sentimento diffuso. Come lo sono il rispetto di sé, la dignità, l’orgoglio. Ho colto in moltissimi ragazzi la coscienza del diritto di sapere, di uscire senza essere aggredita, un senso di identità molto forte, spiccato. Gli interventi durante il programma erano svolti con sicurezza, non con incertezza. Anche questo mi ha colpito, è un dato che a me sembra generazionale. Accanto alla soltudine, che ho sentito, percepito anche nelle scuole”. 

Purtroppo l’educazione civica nelle scuole spesso lascia a desiderare…
 

“E’ vero, ma come può l’educazione civica intesa come formazione del cittadino e complesso di valori identitari della società essere trasmessa alle nuove generazioni da insegnanti a cui quella stessa società non riconosce valore?”.  

Che fare allora?
 

“Cominciamo con il valorizzare gli insegnanti. Dopo di che le cose vengono da sole, perché sono loro la cinghia di trasmissione tra generazioni. Una società che intende costruire generazioni adeguate alle difficoltà del mondo deve costruire un ruolo di insegnante che abbia reputazione credibilità, stima e rispetto”.  

La stagione di Bellama si chiude tra due puntate. A cosa saranno dedicate?
 

“Al 25 aprile e al primo maggio. Sulla Festa della Liberazione porrò un tema che ho sollevato tante volte e che non sempre è stato condiviso dalla mia parte politica: la necessità di capire le ragioni degli sconfitti e dei vinti non perché bisogna condividerle ma perché la maturazione di ciascuno di noi cresce se cerca di capire perché l’altro ha fatto una certa cosa. Capire infatti non significa condividere ma considerare”.  

Ritiene che i ragazzi recepiranno?
 

“Io credo che i ragazzi capiranno perché appartengono a una generazione che è uscita totalmente dai vecchi conflitti dei partiti, fascismo-antifascismo, comunismo-anticomunismo. A mio avviso bisogna cercare di trasmettere valori diversi…”.  

E l’intervento sul primo maggio?
 

“Vorrei concentrarlo sulla sicurezza sul lavoro, avere mille persone l’anno ferite o uccise sul lavoro è come essere in guerra. E’ in corso un massacro silenzioso che si consuma quasi ogni giorno. E poi c’è un altro tema… Il salario, che deve essere non minimo, ma giusto. Un salario che ti faccia vivere dignitosamente, proprio come dice la Costituzione”. (di Roberta Lanzara) 

 

 

 

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