Tra i filari ordinati dei meleti e i pendii che seguono il ritmo della montagna, in Val Venosta l’agricoltura guarda al futuro anche attraverso il lavoro delle donne. Agricoltrici, imprenditrici, custodi di saperi antichi e promotrici di nuove pratiche sostenibili: sono loro una delle forze più silenziose ma decisive di un territorio che ha scelto di investire sulla qualità, sul rispetto della natura e sulla tutela delle risorse.
Il 2026 è stato proclamato dalla FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, Anno Internazionale delle Donne Agricoltrici. Un riconoscimento importante, nato per valorizzare il ruolo femminile nei sistemi agroalimentari e richiamare l’attenzione sulle disuguaglianze che ancora oggi limitano l’accesso delle donne a risorse, opportunità e processi decisionali.
In questo scenario, la Val Venosta diventa un esempio concreto di come il contributo femminile possa guidare un’agricoltura più consapevole, capace di unire tradizione e innovazione senza perdere il legame con la terra.

Donne protagoniste dell’agricoltura sostenibile
In Val Venosta, le donne non sono semplicemente parte del mondo agricolo: ne rappresentano una componente attiva e imprescindibile. Il loro lavoro attraversa ogni fase della vita dei campi, dalla cura del suolo alla raccolta, dalla gestione dell’azienda agricola alla scelta di pratiche più rispettose degli ecosistemi.
Sono contadine, ma anche imprenditrici e innovatrici. Interpretano l’agricoltura come un equilibrio delicato tra produzione e tutela, tra conoscenza tramandata e nuove tecniche, tra esigenze del mercato e responsabilità ambientale.
Il loro ruolo è particolarmente importante nello sviluppo dell’agricoltura biologica, dove osservazione, pazienza e rispetto dei cicli naturali diventano strumenti essenziali di lavoro. Coltivare in modo biologico significa infatti imparare ad ascoltare il terreno, riconoscere i segnali della natura e intervenire senza forzare i suoi tempi.
Agricoltura europea, tra crisi energetiche e transizione ecologica
BioGraphy, il volto dietro ogni mela biologica
A dare voce ai bio-contadini e alle bio-contadine della valle è il progetto BioGraphy, nato per raccontare le persone che si prendono cura delle mele biologiche della Val Venosta. L’obiettivo è semplice ma potente: mostrare che dietro ogni frutto c’è una storia, un volto, una famiglia e una scelta quotidiana di responsabilità.
Oltre 280 agricoltori della valle hanno scelto il biologico per preservare le risorse naturali del territorio e contribuire a costruire un futuro più sostenibile per le nuove generazioni. Una decisione che non riguarda soltanto il metodo di coltivazione, ma un modo diverso di abitare il paesaggio agricolo.
Il biologico, in Val Venosta, diventa così una forma di cura: del suolo, della biodiversità, dell’acqua, degli insetti utili e di tutti quegli equilibri invisibili che rendono possibile una produzione sana e duratura.

Klaudia Raffeiner Linser: coltivare ascoltando la natura
Tra le protagoniste di questo percorso c’è Klaudia Raffeiner Linser, agricoltrice biologica che interpreta il proprio lavoro come un dialogo continuo con la natura. Per lei, un terreno sano è il fondamento di ogni raccolto e il punto di partenza per un’agricoltura davvero sostenibile.
La sua pratica quotidiana nasce dall’osservazione attenta e dalla sperimentazione. Klaudia racconta di confrontarsi con la famiglia, con altri agricoltori e con il servizio di consulenza altoatesino, alla ricerca di soluzioni capaci di mantenere vivo il suolo e migliorare la qualità della produzione. Uno degli strumenti che utilizza è il compost, considerato non solo un fertilizzante naturale, ma una vera arte agricola. Avviarlo, mantenerlo attivo e vedere i primi semi germogliare diventa per lei una soddisfazione concreta: il segno che il lavoro fatto nel rispetto della terra sta dando i suoi frutti.
Agrofutura parte da Bologna: il festival dell’agricoltura sostenibile
Biodiversità, pazienza e piccoli gesti
L’agricoltura biologica raccontata da Klaudia è fatta anche di gesti lenti e apparentemente semplici, ma fondamentali per proteggere la biodiversità. Tra questi ci sono le casette-hotel per gli insetti “amici delle mele”, capaci di contribuire in modo naturale al controllo dei parassiti. Anche un castagno abbattuto può trasformarsi in un rifugio per insetti utili, se lavorato con cura e attenzione. Allo stesso modo, i muretti a secco attorno ai prati diventano habitat preziosi per lucertole, bombi e diverse specie vegetali.
Sono interventi che richiedono tempo, pazienza e sensibilità. Nulla nasce dall’oggi al domani: dall’idea alla realizzazione possono passare mesi o anni. Ma è proprio questa lentezza a definire il senso profondo dell’agricoltura biologica.
Come spiega la stessa Klaudia, «la natura non si lascia mettere fretta». Una frase che riassume bene il cuore di questo modello agricolo: rispettare il ritmo della terra, osservarne i cambiamenti e intervenire solo quando serve, senza trasformare la produzione in una corsa contro il tempo.

Un’agricoltura che guarda al futuro
La storia delle agricoltrici della Val Venosta mostra come il futuro dell’agricoltura non passi soltanto dall’innovazione tecnologica, ma anche dalla capacità di recuperare un rapporto più equilibrato con la terra. In questo percorso, le donne hanno un ruolo centrale: portano competenze, visione, cura e una sensibilità capace di tenere insieme produttività e sostenibilità.
Il lavoro di Klaudia Raffeiner Linser e delle altre bio-contadine della valle racconta un modello agricolo in cui ogni scelta ha conseguenze sul paesaggio, sulla qualità del cibo e sulle generazioni future. Coltivare una mela, in questo contesto, significa custodire un ecosistema intero.
In Val Venosta, il futuro dell’agricoltura prende forma così: attraverso mani che lavorano la terra, occhi che osservano i cambiamenti della natura e donne che trasformano la tradizione in una pratica sostenibile, quotidiana e profondamente contemporanea.
Nasce ITAIH: la nuova rete nazionale per l’innovazione agrifood

