La vendemmia italiana è già entrata nel vivo e, insieme alla raccolta delle uve, è tornato uno degli appuntamenti più attesi dagli appassionati di vino e territorio. Cantine Aperte in Vendemmia 2026, iniziato il 24 agosto, proseguirà fino al 25 ottobre, aprendo le aziende del Movimento Turismo del Vino ai visitatori.
L’edizione di quest’anno racconta anche un cambiamento che riguarda direttamente la viticoltura. Il calendario è stato anticipato di una settimana rispetto al passato per seguire una vendemmia sempre più precoce, conseguenza di estati più calde e finestre di maturazione che cambiano. È il segno di un settore che si adatta al clima senza perdere territorio e tradizioni.
Cantine Aperte in Vendemmia 2026, il vino nasce davanti ai visitatori
Il fascino della vendemmia non termina con l’ultimo grappolo raccolto. In cantina, pigiatura, fermentazione e primi assaggi mostrano come nasce il vino. È questa continuità tra vigneto e cantina a rendere particolare l’esperienza proposta dal Movimento Turismo del Vino.
Da Nord a Sud cambiano tempi, vitigni e paesaggi. Alle raccolte precoci destinate a bianchi e spumanti seguono quelle più tardive, costruendo un viaggio attraverso l’Italia del vino. Produzione, gastronomia e cultura locale diventano così parti della stessa esperienza.

Vendemmia 2026, in anticipo di dieci giorni e dall’esito imprevedibile
Enoturismo italiano, ogni territorio costruisce la propria esperienza
I dati del CESEO mostrano quanto l’enoturismo italiano sia diversificato. Nel Sud prevalgono eventi, degustazioni e intrattenimento, mentre il 55% delle cantine considerate presta attenzione alla presenza digitale. Nel Centro dominano picnic, attività all’aperto ed esperienze premium, con Toscana e Umbria che concentrano l’85% delle proposte di alta gamma rilevate.
Al Nord emerge maggiore flessibilità nell’accoglienza: nel Nord-Ovest il 56% delle cantine apre anche la domenica. La diversità territoriale diventa così un valore competitivo, capace di rendere riconoscibile l’offerta italiana.
Vendemmia didattica tra tradizioni, territorio e prodotti locali
Dal Piemonte al Friuli, dal Veneto all’Umbria, fino a Lazio e Toscana, diverse aziende propongono la vendemmia didattica, avvicinando il pubblico ai gesti della cultura contadina. Nell’Astigiano alla raccolta possono seguire la pigiatura con i piedi e merende con prodotti piemontesi; in Toscana trovano spazio picnic e specialità locali.
In Campania il vino incontra passeggiate, produzioni tipiche e convivialità. Altre realtà organizzano cene tra i filari, degustazioni di grandi annate e incontri con produttori ed enologi. È un turismo esperienziale che racconta il territorio attraverso vino e tradizioni.

Enoturismo internazionale, settembre e ottobre diventano strategici
La prosecuzione dell’iniziativa fino al 25 ottobre intercetta un pubblico strategico. Secondo il CESEO, gli stranieri rappresentano circa il 35-40% dei visitatori delle cantine italiane, ma sono ancora soltanto 7-8 milioni rispetto ai circa 104 milioni di turisti internazionali che ogni anno arrivano in Italia.
Violante Gardini Cinelli Colombini, presidente del Movimento Turismo del Vino, ricorda che «la varietà dei nostri territori, tenuta insieme da un comune filo conduttore di qualità, può diventare uno degli strumenti più forti di competitività dell’enoturismo italiano sui mercati internazionali». Il margine di crescita resta ampio, soprattutto tra i visitatori interessati ai vini di fascia alta.
Cantine Aperte fino al 25 ottobre tra famiglie e natura
L’edizione 2026 guarda anche alle famiglie. Secondo i dati CESEO 2025, il 38% delle cantine analizzate propone esperienze formative, comprese attività per bambini, aree gioco e fattorie didattiche. In alcune aziende toscane i più piccoli possono raccogliere l’uva, pigiarla, imbottigliare il succo e creare un’etichetta, fino al diploma di “Vignaiuolo per un giorno”.
Picnic tra i filari, trekking, merende, degustazioni e incontri con i produttori completano il calendario fino al 25 ottobre 2026. Cantine Aperte diventa così un modo per conoscere agricoltura e comunità rurali, scoprendo un territorio chiamato a confrontarsi con clima, sostenibilità e nuove forme di turismo del vino.

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